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Mangiare senza paura: perché “Sgarra pure” non è un libro sulle diete

16/12/2025

Mangiare senza paura: perché “Sgarra pure” non è un libro sulle diete

Sgarra pure di Ilaria Madaghiele, nutrizionista e autrice, non è un libro sulle diete nel senso tradizionale del termine. È piuttosto un tentativo riuscito di smontare l’idea stessa che il benessere debba passare attraverso una lunga lista di regole, divieti e autocontrollo costante. Pubblicato da Autoritas Editore, il libro nasce in un contesto culturale in cui l’alimentazione è diventata una fonte di ansia più che di nutrimento.

Oggi mangiare significa spesso scegliere “bene” o “male”, essere disciplinati o indulgenti, virtuosi o colpevoli. Tra app che contano calorie, piani alimentari rigidi e messaggi contraddittori, il cibo ha perso la sua funzione originaria di piacere e condivisione. Sgarra pure parte proprio da questa constatazione: il problema non è cosa mangiamo, ma il rapporto che abbiamo costruito con il cibo.

Madaghiele propone una visione in cui il benessere non coincide con il controllo assoluto, ma con la libertà consapevole. Libertà di scegliere, di sbagliare, di adattarsi alla vita reale. Il libro non invita a ignorare la nutrizione, ma a smettere di viverla come una prigione. Un messaggio semplice, ma potente, soprattutto in un’epoca in cui il concetto di “mangiare sano” è spesso associato a rinuncia e sacrificio.

Con uno stile ironico, diretto e mai giudicante, l’autrice accompagna il lettore fuori dalla logica della perfezione, mostrando come il vero equilibrio non nasca da schemi rigidi, ma dalla capacità di ascoltarsi. In questo senso, Sgarra pure non è una guida alimentare classica, ma una riflessione più ampia sul modo in cui trattiamo noi stessi attraverso il cibo.

Il senso di colpa come vero nemico dell’alimentazione sana

Uno dei punti più forti del libro è l’attenzione al peso psicologico del senso di colpa. Madaghiele ribalta una convinzione profondamente radicata: non sono i singoli alimenti a creare squilibri duraturi, ma l’ossessione che li circonda. Il cibo diventa un problema quando viene caricato di giudizi morali, quando ogni scelta alimentare viene vissuta come una prova di valore personale.

Nel libro emerge con chiarezza un concetto chiave: il senso di colpa ingrassa più di una pizza. Non perché abbia un effetto diretto sul corpo, ma perché altera il rapporto con il cibo, innescando meccanismi di restrizione, compensazione e perdita di controllo. È una dinamica che molte persone conoscono bene: rigidità durante la settimana, “sgarri” vissuti come fallimenti nel weekend, seguiti da nuove promesse di rigore.

Sgarra pure invita a interrompere questo ciclo. Lo “sgarro” non è un errore da espiare, ma una parte naturale di un’alimentazione reale. Anzi, viene presentato come un elemento di equilibrio, non di rottura. Accettare che la vita includa cene con gli amici, pasti improvvisati e giornate storte significa costruire un rapporto più stabile e duraturo con il cibo.

Madaghiele non nega l’importanza della consapevolezza nutrizionale, ma rifiuta l’idea che questa debba essere punitiva. Mangiare bene non significa controllarsi continuamente, bensì imparare a fidarsi del proprio corpo. Un corpo che sa autoregolarsi se non viene costantemente messo sotto accusa.

In questo senso, il libro si rivolge a chi è stanco di sentirsi inadeguato, a chi associa il cibo alla colpa più che al piacere, e a chi desidera un benessere che non passi attraverso l’autosorveglianza continua.

La vita vera non segue piani alimentari perfetti

Un altro aspetto centrale di Sgarra pure è il suo legame con la quotidianità. Il libro parla di vite vere, non di giornate ideali. Di lavoro, famiglia, imprevisti, stanchezza. Di mamme multitasking, di cene organizzate all’ultimo momento, di weekend fuori programma. Tutti elementi che raramente trovano spazio nei modelli alimentari tradizionali.

Madaghiele riconosce apertamente che la distanza tra teoria e pratica è spesso il punto di rottura di qualsiasi dieta. Ed è proprio lì che si inserisce la sua proposta: costruire un’alimentazione sostenibile, capace di adattarsi alla realtà senza trasformarsi in una fonte di stress. Non esistono scelte perfette valide per ogni giorno, così come non esistono vite lineari.

Il libro invita a superare l’idea che mangiare bene significhi fare tutto “nel modo giusto”. Al contrario, suggerisce di osservare le proprie abitudini senza giudizio, riconoscere i bisogni reali e accettare che non tutte le giornate siano uguali. Questo approccio rende l’alimentazione qualcosa di dinamico, non di statico.

Sgarra pure diventa così un manuale pratico di realismo alimentare. Non offre formule magiche, ma strumenti di riflessione. Non promette risultati immediati, ma un cambiamento più profondo, che passa dalla testa prima ancora che dal piatto.

Il tono leggero e ironico aiuta a sdrammatizzare un tema spesso carico di tensione, rendendo il messaggio accessibile senza banalizzarlo. Mangiare non deve essere un problema da risolvere, ma una parte della vita da vivere.

Un invito a smettere di giudicarsi, a tavola e fuori

La vera forza di Sgarra pure sta nel suo messaggio finale, che va oltre l’alimentazione. Il libro parla di autogiudizio, di aspettative irrealistiche e di quella voce interiore che trasforma ogni scelta in una valutazione morale. Secondo Madaghiele, il cambiamento più importante non riguarda cosa mettiamo nel piatto, ma come ci parliamo mentre mangiamo.

Mangiare bene, in quest’ottica, significa anche smettere di etichettarsi come disciplinati o indisciplinati, forti o deboli. Significa riconoscere che il benessere non nasce dalla perfezione, ma dall’equilibrio. Un equilibrio che include il piacere, l’imperfezione e la flessibilità.

La rivoluzione proposta dal libro non è rumorosa, ma profonda. Non chiede di stravolgere tutto, ma di cambiare sguardo. Di passare dal controllo all’ascolto, dalla punizione alla comprensione. Un cambiamento che ha effetti non solo sull’alimentazione, ma sul modo di stare nel proprio corpo.

Sgarra pure si rivolge a chi è stanco di ricominciare ogni lunedì, a chi cerca un rapporto più sereno con il cibo e con se stesso. È un libro che non promette miracoli, ma offre qualcosa di più raro: una possibilità di pace con il cibo.

E forse è proprio questo il suo valore più grande. In un mondo che spinge a fare sempre meglio, Sgarra pure ricorda che, a volte, stare bene significa semplicemente smettere di giudicarsi.